Feed
News

Vieni qua Francis, bello a mammà
di Makkox

23 feb
2011

Vigna di Mak

Vigna di Mak

Quando esce “Il silenzio degli innocenti” io ho già visto “Manhunter” di Mann, perciò già conosco Lecter. Questo Lecter qui, quello di Demme, interpretato da Hopkins — che con ‘sto ruolo, però, ci finirà sulla lapide, contaci — mi risulta nettamente più affascinante e suggestivo di quello fugacemente apparso nel film di Mann. Il Lecter di Hopkins è più barocco, ecco, nell’accezione migliore del termine.
Il film di Demme farà il botto al botteghino, mi dico, e creerà nuove icone cinematografiche, ma…
Chiariamo: m’è piaciuto, però non lo riguarderò così spesso come invece mi accadrà con “Manhunter”. E’ un fatto.
Perché?

Il perché lo intuisco. Nella mia testa è abbastanza chiaro, ma è tutto in modalità preverbale, per immagini, sensazioni.
So, in metafora, che in orbita più bassa dei Capolavori Immortali Padroni del Cielo Infinito ci son film farfalla e film scarabeo. I film farfalla son bellissimi, di folgorante bellezza, anzi, ma restano vivi per poco: se ne serba il ricordo per sempre, ma è ricordo, senza più volo, farfalla impizzata sul velluto. I film scarabeo, invece, son meno vivaci e appariscenti all’occhio e al cuore, dipende come li colpisce la luce in quel momento, ma restano vivi e vitali per lunghissimo tempo.
Questa distinzione non riguarda solo i film, ovviamente. Riguarda le storie (nonché opere, tragedie, dipinti, romanzi, fumetti, serie tv, quelcheè…).
A me piacciono gli scarabei.

Colleziono scarabei in diverse forme. Ho scaffali ricolmi di coleotteri dai riflessi d’oro e di giada, dipende dalla luce di quel momento, e son tutti vivi, sempre. Si muovono lentamente, piccoli spostamenti, e i riflessi sui loro dorsi cambiano, s’accendono di sfumature, suggeriscono, con lampi sommessi, possibilità cromatiche.
Certo, quando capita non manco di lasciarmi incantare dalla purezza dei colori definiti e definitivi d’una nuova farfalla, ma una volta volata via, ciao, so che viva non resterà a lungo, il momento s’è consumato lì e ora.

Qualche volta m’è capitato mi chiedessero: tu leggi molto? e sempre ho risposto che io ri-leggo molto, come un rabbino con i libri della torah.
Molti libri in rilettura, nel tempo, perdono. Sbiadiscono la loro capacità d’emozionare, l’empatia è sfumata. Funzionavano in quel momento specifico per quella specifica verginità dello stupore. Farfalle.
Altri, li riapri e dentro c’è qualcosa di nuovo che prima non s’era mai notato, sfumature nuove, o nuova capacità nostra di percepirle. Scarabei.

Quello che mi piacerebbe accadesse per le mie storie è non tanto che fossero lette da molti, ma che venissero molto rilette. Storie con personaggi stilizzati e immortali e cangianti come il Francis “dente di fata” Dolarhyde di Manhunter che è nettamente più longevo e complesso e penosamente vero e fallace di Hannibal Lecter.
Certo, qualcuno dirà, hai scritto tutta st’elegia dei caratteri di secondo livello, ma non c’è storia: esistono solo i Grandi e i Grandi Mediocri, nella tua analisi c’è pietà e proiezione autocommiserante. E vabe’, la mia sarà anche una forma di adozione dei più sfigatelli in cui mi riconosco: i quasi grandi, ma averne consapevolezza ormai per me cosa cambia? Sisà:
ogni scarrafone…

(ps.: ‎a mezzogiorno vado a prenderli :)

2 Commenti

Segui il feed dei commenti
  • Commento di paolovigo, 24.02.2011 Rispondi

    Allora ti farà piacere:complice anche del fatto che sono in bagno sopra la lavatrice ho riletto i canimucchi credo 200 volte (praticamente una volta al giorno da quando sono usciti, di solito la mattina presto :) ) e OGNI volta ci trovo qualcosa di nuovo, che mi colpisce e che prima non avevo notato.
    All’inizio pensavo dipendesse solo dal fatto che, a saper guardare, anche una patata lessa nella sua insignificanza riflette la complessità del soggetto che la guarda, ma poi mi sono reso conto che invece sono proprio i tuoi racconti ad essere ‘densi’ su tanti piani diversi.
    Giusto per:nel terzo numero quando Mimì mette la mano nel secchiello del ghiaccio, ho notato ieri, la pagina è tutta arancione a parte l’acqua e il bracciale. Non so come dire, immagino sia un tecnicismo elementare e prob. formalizzato nel linguaggio del media, ma per me, che vengo da una passato di topi e paperi, notarlo è stata una piccola conquista. Quell’arancio carico di tensione e quel verde e azzurro di acqua e bracciale erano così densi che se girando pagina il fumetto mi fosse esploso tra le mani non mi sarei meravigliato più di tanto. Ancora:il dialogo tra il prete e il carabiniere nel primo numero è un capolavoro di umanità, nel senso che in pochissime righe riesci a suggerire la complessità etica dell’essere umano, tutte le zone di grigio fra il giusto e lo sbagliato (oso? tra il Bene e il Male) senza essere didascalico (e quindi noioso, come questo commento).

    La cosa fantastica è che su di me tutto questo capire viene dopo, durante la prima lettura è una specie di flusso che comunica direttamente con lo stomaco premendo sui pulsanti giusti.
    E ogni rilettura è tutto un equilibrio sul CAPIRE perché mi è piaciuto tanto, SCOPRIRE chiavi che non avevo colto, RIFLETTERE sui significati.


  • Commento di Frau Blücher, 24.02.2011 Rispondi

    Diciamo che con il mensile diventato trimestrale diventato semestrale l’unica alternativa alle riletture è disegnarsi i canimucchi da soli, ma non è che vengano altrettanto bene.
    (trollata d.o.c.g con bollino-mano-bianca-di-saruman)







Torna su


x

Ci stai cercando in edicola e non ci trovi?

Siamo in fumetteria, o puoi comprare l'albetto scontato via web. Tutte le info qui »

professional resume writing services