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News,Storie azzeccate

Adda passà ‘a jurnàta (Mimi Bloom)
di Makkox

09 nov
2010

Senza scomodare i grandi, anzi IL grande, o forse influenzato proprio dalla Sua Opera, bibbia personale consumata e continuamente consultata, irta di segnalibro che individuano i Sacri Capitoli, che all’inizio dell’impresa Canemucco m’imposi un solo format da rispettare per le mie storie: che durassero l’arco d’una giornata, o comunque gli eventi non superassero le 24 ore.
Mimì Bloom.
Sarebbe stato più dignitoso non confessare quest’intento, losò.

Adda passà, di Makkox

Adda passà, di Makkox

Ma il perché di ‘sta scelta non è nell’emulazione. Neanche nell’inventare qualcosa di nuovo nel fumetto (il mio non è abbastanza fumetto per essere definito tale, perdipiù) e inoltre figurarsi se non è stato già fatto! E comunque non è mai nell’essere originali, il divertente. Infatti ciò che ci diverte – ok: che mi diverte – è quasi sempre un mix di elementi che presi uno ad uno non son mai sufficienti a motivare il.
Un insieme olistico, direbbe uno colto, quindi chi se ne fotte e goditela, aggiunse costui che coniò il termine (così cita Wiki).

Poi però mi son chiesto se questo apparente limite autoimposto non fosse una scelta comoda, per me.
A questo non so ancora rispondere con intima certezza. Le storie complesse che si sviluppano per settimane o anni mi piacciono. M’appassionò Radici, il ciclo della Fondazione di Asimov, all’epoca, perciò pensa te! Ma raccontarle… Non mi è impervio, sia chiaro, solo non mi diverte (arieccoci), o meglio: preferisco accada in modo diverso. E su questo “accada” poggia un mondo.

Leggere, ho sempre letto di tutto, quindi tanto input, ma la fase di output è assai diversa. Non avendo frequentato un corso di scrittura e non scrivendo in modo “classico”, ma misto a disegno che però neanche risulta propriamente fumetto, gran parte del mio narrare deriva dalla scuola pratica del racconto verbale. Son sempre stato un ascoltatore curioso e avido delle storie o degli avvenimenti, spiccioli o epocali, raccontati da amici, genitori, nonni, gente. Quasi sempre questi racconti, pur posizionandosi in un periodo d’anni, fase di vita del protagonista che in descrizione poteva preludere anche una mezz’ora al fatto vero e proprio, si riducevano a quella volta che… quel giorno che…

Spesso queste polaroid narrative si succedevano nel tempo agganciandosi nel ricordo sempre allo stesso periodo, ma non in esatta sequenza cronologica o causale tra di loro. Ad esempio una mia cara nonna acquisita m’incantava davanti al caminetto con il suo show confidenziale pomeridiano “quando c’era la guerra” e ogni volta un episodio, un pezzetto di vita incorniciato e autonomo. Ognuna di queste parti, col tempo, iniziò a gittare spontanemente cavicchi verso le altre e a intessere una griglia che mi diede visione di una superstoria strutturata che si puntellava sui vari episodi nonneschi. Il tutto, è certezza, senza che esistesse un progetto ante.

Ecco, così m’è congeniale il raccontare. Singoli giorni “chiusi” che nell’insieme fanno vita, storia, per accumulo come il corallo, senza schema preordinato che però non significa cacofonia ultima: il corallo ha forma e colore e bellezza.

Probabilmente questa preferenza è dovuta a mia imperizia progettuale razionale, quindi delegata all’inconscio e all’automatismo meccanico per cui piccole componenti organizzate s’assemblano da sole, frattalmente, in grandi strutture pseudo-organizzate. Oppure boh.

Per ora non mi forzo a raccontare diversamente, non ne sento necessità. E’ il senso d’inadeguatezza, d’insoddisfazione che spinge al cambiamento. Un giorno, come ci si svegliasse, uno si dice: no, non mi basta più così, e cambia.

Accade un giorno, però.

6 Commenti

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  • Commento di enrico, 9.11.2010 Rispondi

    già solo per la citazione sei un grande.


  • Commento di tampe125, 9.11.2010 Rispondi

    potrei fare mille giri di parole, ma questa domanda ce l’ho in testa da un po’:

    perchè non sei venuto a Lucca Comics?

    niente polemica, solo curiosità.


    • Commento di Makkox, 10.11.2010 Rispondi

      l’anno scorso ci son stato e mi sono divertito, quindi nessun rifiuto da trauma. quest’anno boh, avrei vagato come un fantasma. la testa da un’altra parte. non so se t’è mai capitato di star così.


      • Commento di tampe125, 10.11.2010 Rispondi

        io ci sono stato (come cliente, ovviamente) e mi è capitata esattamente la solita cosa.
        quando sono tornato, leggendo i vari blog, mi sono detto:

        ‘azz ma c’era anche lui! e lui! e lui!

        praticamente ho vagato per due padiglioni senza ricordarmi cosa volevo fare.
        -.-


  • Commento di il.giack, 15.11.2010 Rispondi

    Ciao Makkox. Non è che scrivere in questo modo ti dà soddisfazione perchè comunque raggiungi ogni volta un risultato, in modo più veloce che con un racconto a lungo termine? Riesci ad avere un rapporto continuo con chi legge, a dire frequentemente qualcosa, terminando ogni volta un discorso, e senza tediare la gente col famoso o sparire per lungo tempo per terminare una storia lunga? Sia chiaro, anche io preferisco questo metodo… forse è figlio dei nostri tempi, dobbiamo consumare veloci, senza aspettare un anno per sapere come va a finire.


  • Commento di Nicola D'Agostino, 18.12.2010 Rispondi

    “Imperizia progettuale razionale”? Imperizia???
    Magari ce ne fossero altre, di imperizie del genere nel fumetto!
    E ora al lavoro, che attendiamo il quarto capitolo ambientato nella tua “vasca” meridionale. :)

    nda







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