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Il mastino a orologeria
di Makkox

07 set
2010

Mi piacciono i racconti di genere che si muovono attraverso scenari ampi e articolati, anche senza immergervisi. Più il fondale di una storia è vivo e tridimensionale, con elementi mobili e indipendenti dalla narrazione, che sviluppano, o danno la sensazione di sviluppare, i propri percorsi oltre il rettangolo del frame, più il racconto mi piace, m’affascina, mi suggerisce che dietro le quinte non ci siano puntelli, ma continui il dipinto.

D’altro canto, proprio non riesco ad appassionarmi alle storie troppo affrescate e prive di un evento limitato dal punto di vista personale del protagonista, altrimenti c’è più Storia che storia.

Spesso, inoltre, questo tipo di narrazione è mimetico: sembra concentrarsi sugli avvenimenti di un singolo (eccolo lì!), ma è un pretesto per scorrere un sontuoso fondale. Alla base quindi c’è un inganno. Quest’ambiguità d’intento contribuisce a mantenere sempre sveglia la mia diffidenza. Invece, di chi racconta, occorre fidarsi. Non si ascolta una storia con attenzione, s’ascolta con abbandono.

E' una collana molto lunga. Tavola tratta dalla storia di Makkox per il numero tre (part.)

E' una collana molto lunga. Tavola tratta dalla storia di Makkox per il numero tre (part.)

Per me l’optimum è dato dall’equilibrio tra le due modalità. Questione di dosi e di gerarchie. Narrami o musa della grande incazzatura di Achille e di quanti morti ha fatto. Poi anche del resto a contorno, sì…

I grandi pesi e i piccoli congegni. L’accuratezza degli scenari di FF

Frederick Forsyth scrive romanzi di genere, ovvero pop, molto ben dosati secondo il criterio qui sopra. Le sue prime cose mi piacciono molto e sempre gli ho invidiato l’accuratezza degli scenari – e anche la loro varietà – unita alla capacità di rimanere incollato ai movimenti dell’eroe o antieroe che sia.

Spy story, avventura, thriller politico, vagli a dare un contenitore unico ai romanzi di FF. mica facile. Son meccanismi esatti come orologi di torre, di quelli ottocenteschi che hanno venti lancette, pure quella dei secoli, e tutte girano a velocità diverse mentre noi si è con lo sguardo incollato su quella rapidissima dei secondi.

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Frederick Forsyth, nascosto nella torre, dietro il quadrante, sposta grandi pesi in ghisa e piccoli congegni d’acciaio, senza esitazioni, con attriti lubrificati da grasso nero e vischioso, e, alla fine di questo immane girar di ruote dentate, suona l’ora in distinti tocchi di campana. L’ora esatta.

Diversamente dalla gran parte di opinioni abbastanza concordanti su altro titolo (“il giorno dello sciacallo”), io considero il suo miglior romanzo “I mastini della guerra” da cui è stato tratto anche un film scarsetto, ma godibile. Nel romanzo, Forsyth tratta la figura del mercenario meglio di altri che m’è capitato di leggere e che ho trovato spesso accoccolati nel cliché. Probabilmente, anzi sicuramente, questa sua profondità descrittiva è dovuta all’esperienza diretta, come giornalista, a contatto dei mercenari schierati col Biafra durante la guerra per tentare l’indipendenza dalla Nigeria verso la fine dei 60.

“Parla di quel che conosci”. Vecchia regola di narratore. O trucco. boh.

Funziona.

La bellezza mercenaria di Mimì (e il CAR ad Ascoli Piceno)

Ho sempre pensato al mio personaggio, Don Mimì, come a un mercenario. Nella mia visione un mercenario è consapevole più di quanto lo sia un soldato. Consapevole del relativismo delle ragioni di guerra delle parti coinvolte. Assurdamente, ciò me lo rende corrotto, da una parte, e umanamente illuminato, dall’altra. “La bellezza è l’armonia degli opposti”.

Blip. Tavola tratta dalla storia di Makkox nel terzo numero di Canemucco

Blip. Tavola tratta dalla storia di Makkox nel terzo numero di Canemucco

Vave’, ma per me, che al massimo ho fatto il CAR ad Ascoli Piceno, come descrivere un mercenario senza averne esperienza?

Ho pensato che in tanti siamo stati mercenari qualche volta. M’è bastato pescare in quelle mie, volte.

Ricordo quando ho realizzatoo vignette per Liberazione. La satira politica in Italia è guerra civile: si sceglie una parte, una causa, e tutto il male è dall’altra. Io all’epoca fui in trincea, almeno un po’, ma senza un’adesione intima e assoluta alle ragioni della “causa” e questo ti isola dai volontari alla leva. E’ qualcosa che avviene sottilmente, una specie di di cattivo odore reciproco, tu lo senti negli altri e gli altri lo sentono in te. Però nessun problema per loro finché spari dalla parte giusta, nessun problema per te a sparare dritto finché ti pagano. Ecco: togli il denaro dall’insieme e una notte diserti. Non tradisci, solo: te ne vai.

Quando succede così, sai di essere un mercenario.

Di che parla la storia del terzo numero. Dell vendersi e del vendere gli altri

Mi andava di raccontare una storia che raccontasse il vendersi e il vendere gli altri: la mercificazione in genere, ma senza intento moralizzatore, figurarsi! E poi volevo scriverne un piccolo prologo.

Ecco: ho fatto entrambe le cose, ora. Questo amplia il quadro, quindi è un bene.

Coglioncello. Tavola tratta dalla storia di Makkox, sul terzo numero del Canemucco

Coglioncello. Tavola tratta dalla storia di Makkox, sul terzo numero del Canemucco

Certo, per avere la visione completa e dare compiutezza al tutto dovrete pagare.
Io vi sarò accanto, voce amica. Fidatevi. Abbandonatevi. Non vi lascio soli.
Per 4,50 euro in fumetteria, o 4 euro via web.

2 Commenti

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  • Commento di m@nu, 7.09.2010 Rispondi

    bene.


  • Commento di Roberto (gravitazero), 8.09.2010 Rispondi

    cioe’, vuol dire che sta arrivando? che io ogni tanto esco di casa, apro la casella della posta, mi inginocchio e piango. e che prima o poi qualcuno lo aspetta, il mak, dietro casa. e ci tira una riproduzione del vesuvio sui denti. ecco, l’ho detto. poi fate voi, eh.

    This comment was originally posted on FriendFeed







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