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Dicono di noi

Copeland? Bravo, ma io disegno meglio

23 giu
2010

Su Comicus, una luuuunga intervista a Makkox su Canemucco e dintorni, a cura di Carlo Alberto “Deboroh” Montori e Marco Orlando – non ha titolo ma caratteri a sfare.

Il titolo l’ho messo io ovviamente – ed è una piccola presa in giro della titolazione giornalistica (così avrebbe titolato ecc. ecc.) (a dire il vero mi è anche venuto in mente “Copeland? Lo batto a tutto tranne che a soldi” – un link di stima a chi indovina la cit) (ecco il link autoesplicativo e con soluzione, un bravo a Antar).

I tuoi fumetti pubblicati sul web sono caratterizzati da un formato particolare, studiato appositamente per essere “scrollati” col mouse, mentre ora dovrai lavorare all’interno dei limiti della pagina da sfogliare. Questo vincolo ha modificato drasticamente il modo di realizzare i tuoi racconti a fumetti, oppure sei riuscito ad adattare il tuo stile a questa “gabbia”?

Tutto serve a creare il proprio stile, il proprio linguaggio, e dopo lo potrai applicare in ogni contesto. Stewart Copeland, un filosofo della creatività, non un batterista come molti credono, in un intervista consiglia ai giovani musicisti di ascoltare sì i grandi interpreti del proprio strumento, ma soprattutto cose che non c’entrino nulla con quello. Dai rumori della natura, ai ritmi della poesia scritta, alle sonorità etniche più primitive e disparate; in questo modo si distilla il proprio modus espressivo.
Il mio approccio alla pagina nasce anche dall’esperienza web. Addirittura dallo scroll. Non sento la carta o il numero di pagine come una gabbia. Una delle cose che ho voluto sperimentare con Il Canemucco è proprio la variabilità di lunghezza delle mie storie: su 100 pagine ne uso quante ne occorrono al mio racconto, non una di più non una di meno, come faccio con le storie scroll nel web. Idem con il numero di vignette (reali o virtuali) sulla pagina. Questa era l’idea iniziale e fin qui non mi sono discostato, non per cocciuta coerenza, ma perché ancora mi diverto, è il mio stile.

E ancora, su edicola, target e censure:

Le tue opere sono difficilmente riconducibili al pubblico al quale solitamente si rivolgono gli editori di carta stampata, soprattutto da edicola; quale pensi possa essere il target della tua rivista?

Lo stesso del web, ovvero: trasversalmente chiunque ami leggere le stesse cose che amo leggere io. Ovvero (anche) Me. Io sono uno dei miei autori preferiti. Amo rileggermi. Per questo odio adeguarmi al contenitore, al target, o meglio, odio quando lo faccio. Le volte che questo è capitato, non ho più voluto rileggere quelle mie cose.
Questo spiega perché non potrei trovare (e non trovo) posto in altri luoghi.

Essendoci una casa editrice alle spalle e raggiungendo un mercato nazionale, ci saranno argomenti o toni che dovrai sacrificare?

Piuttosto mi taglio le palle e le metto sotto spirito come le amarene. Qualsiasi intervento censorio, o paracensorio, è, o sarà, come sempre, dovuto alla mia sensibilità e mai ad un intervento esterno. Trovo la censura più volgare di ciò che censura. Unica eccezione la ammetto per i minori: alcuni contenuti vanno gestiti se destinati ai minori. Ad esempio Amici della De Filippi.

LEGGI l’intervista completa su Comicus.

4 Commenti

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  • Commento di Antar, 23.06.2010 Rispondi

    La citazione è di Andrea [Spaz] su JacopoFo ne LaProlisseide:
    “Lo pesto come e quando voglio a Kendo anzi diciamo che lo batto a tutto meno che a soldi”.
    Ma era facile…

    Anzi, se davvero vuoi mettere un link, magari metti http://paz-tastic.blogspot.com/ , che mi pare in tema.

    Mo’ me vedo ‘r video.


  • Commento di Antar, 23.06.2010 Rispondi

    P.s:
    http://paz-tastic.blogspot.com/2010/06/la-prolisseide-jacopo-fo.html


  • Commento di Antar, 23.06.2010 Rispondi

    Ah, non è un video.
    Chissà come m’era venuto in mente. Sarà che oggi non so’ stato fermo un attimo.
    Vavé, leggo e taccio.


  • Commento di antonello, 24.06.2010 Rispondi

    io vorrei sapere scrivere come eNZO e disegnare come Makkox…







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