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Parole di carta,Ti presento il numero

Zoe, un amore di killer (o viceversa)
di Makkox

01 giu
2010

Dissi da qualche parte, e non aver preso nota è vostro errore grave, a tal proposito ho idea di avvalermi della figura del biografo ufficiale che mi segua ovunque, nuda, DISSI da qualche parte che le buone storie emozionano una volta e basta, mentre i personaggi sono eterna emozione.

Zoe, part. non colorato della storia di Makkox sul secondo numero

Zoe, part. non colorato della storia di Makkox sul secondo numero

L’aveva già detto coso, lì, dirà qualcuno colto. Sticazzi, costui prenda nota: “sticatzi”.
Così, più che alla storia che dovrò raccontare nel Canemucco, ogni volta mi trovo affascinato dai personaggi che mi vengono in mente. O che mi salgono in superficie dal fondo della mente, lì dove son sempre stati a formarsi, crearsi, comporsi da detriti che precipitano dall’alto.

Personaggi. Più li descrivi meno son buoni, per me

Più li descrivi meno son buoni, per me. Più li lasci immaginare più sono porte su miliardi di declinazioni e proiezioni, immaginazioni: possibilità. Come macchie di Rorschach.

Vecchia vigna canemucca su questa cosa qui, dei personaggi cioè (clicca per leggere tutta la storia)

Vecchia vigna canemucca su questa cosa qui, dei personaggi cioè (clicca per leggere tutta la storia)

Tornando al nutrimento multimediale e multiforme dai cui detriti, negli ANNI, si son formati i miei personaggi, un costituente importante sono i filmacci e le serie tv guardate nel corso della vita.
Tanta roba ammerigana degli anni 70. Robe di-e-alla Don Siegel e Sam Pekimpah, ma non solo.

Il killer, l’arte della dedizione

Addirittura citerò i titoli di alcuni che ora son pertinenti al pezzo: “Chi ucciderà Charlie Varrick?” e “Killer elite“.

Il manifesto di Chi ucciderà Charlie Varrick?

Il manifesto di Chi ucciderà Charlie Varrick?

I personaggi principali di questi due quasi-Bmovie, in verità cult indiscussi, sono ottimi personaggi, come anche gli attori interpreti degli stessi: Walter Matthau del primo e James Caan del secondo. Ma poco me ne resta di costoro, in definitiva, al confronto di due comprimari che mi si sono inchiodati nell’inconscio foreva. Caratteristica comune di quest’ultimi? Entrambi sono dei killer.

Adoro la figura del killer, soprattutto se resta ai margini del focus, se è funzionale alla storia, ma non abbastanza da essere narrato nell’intimo. La sua vita interiore, invece, la si lascia dedurre o immaginare, a chi legge/guarda, da piccole strane azioni del suo esistere mentre si avvicina fisicamente e temporalmente verso il compito che, solitamente, risolve in pochi minuti.

Non so. Non è l’uccidere che m’attrae, forse la dedizione del killer alla sua arte e anche la singolarità della performance che si completa in un quanto minimo di tempo mi attraggono. I lavori ben pagati che si concludono in fretta sono il massimo. Ovviamente parliamo della figura teatrale del killer. Non scherziamo.

Il manifesto di Killer Elite

Il manifesto di Killer Elite

Per completare l’informazione, in “Killer elite” il mio killer è un tiratore, un cecchino. E’ simpatico, ironico, ma resta al suo posto, molto cool e disteso, sorridente. Veste casual: jeans, camicia, giacca di pelle beige. E’ biondo zazzeruto e porta sempre grossi occhiali quadri da sole con le lenti che danno sul verde. Ne sono innamorato.

In “Chi ucciderà Charley Varrick?” il killer è un omone solido, dritto e anche morbido, però, dalla faccia quadra e sorridente. Indossa un vestito sabbia, attillato, texano, cappello western, stivali. Di corporatura ricorda marlon brando giovane, ecco! Si chiama Molly. E’ fisicamente carico d’una potenzialità di violenza e dolore come poche volte ho visto in vita mia. Questo senza muovere un dito. In pieno relax. Mi spaventa.
Molly, il nome poi. Così dolce. In controcanto. Perfetto.

La storia si chiama “Amoremio”. Ma della storia non parlo.

Vabè, ma la storia in questo canemucco non è una storia di killer. Dissi, dove non ricordo, ecco che davvero ci vuole il biografo inginocchiato, che avrei parlato di rapporti di coppia, di passione, di strazio e amore, o qualsiasi cosa s’intenda marchiata da questa parola.
E così è, infatti s’intitola “Amoremio”. Ma della storia non parlo.

Tutto il pippone quissù per dire che m’è piaciuto tratteggiare il personaggio del killer, che c’è perché mi occorre, ma non è centrale, dandogli l’aspetto di una persona che conosco bene. Una donna (una ragazza per me, sempre) molto riservata che può accarezzarti come un bimbo fino a farti addormentare o spezzarti i polici come facesse la pasta corta coi bucatini, con quelle braccia dai lunghi muscoli di carbonio.

Zoe, part. dal secondo numero del Canemucco

Zoe, part. dal secondo numero del Canemucco

E’ solo una curiosità simpatica. Trivia stuff. Ma in fondo penso sul serio che Pippi, la riservata Pippi, nel mio racconto si chiama Zoe, sarebbe un ottimo killer.
E quando leggerà questo pezzo è facile lo diventi.

5 Commenti

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  • Commento di vic, 1.06.2010 Rispondi

    ecco dove l’avevo vista: http://www.flickr.com/photos/canemakkox/2739824268/

    This comment was originally posted on FriendFeed


  • Commento di MAK The Water Boy, 1.06.2010 Rispondi

    esatto! lei

    This comment was originally posted on FriendFeed


  • Commento di Lance(nicola), 3.06.2010 Rispondi

    “diario di un killer sentimentale” di Sepuelveda. Non c’entrerà un emerito cax–
    ma è la prima cosa che mi è venuta in mente. Saluti e saluterrimi


    • Commento di makkox, 3.06.2010 Rispondi

      non male, azz! bello quel libro, un po’ chandleriano nel flusso di coscienza del killer, ma chi può permettersi di trascendere chandler? (o hammett!)


  • Commento di Fam, 7.06.2010 Rispondi

    Mak, ce lo fai un apocrifo di Corto Maltese? Ti ci vedo bene. Poi la colletta per pagarti gli avvocati per violazione dei diritti d’autore la facciamo noi :-)







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