All that cowz
19
mag
2010
Quando chiudiamo il numero, l’albo, ho sempre la stessa sensazione: sipario.
Non so a cosa sia dovuta esattamente, probabilmente sono i tempi concitati di lavorazione, le maschere e i personaggi che ancora mi frullano in testa, gli scazzi volanti con i collaboratori che comunque mai interrompono il fare perché… perché the show must go on.

Gli ultimi ritocchi (come le mazzancolle, quelli più grandi alla fine)
The show must go on.
Ricordo che l’amarezza di questo concetto la percepii la prima volta in uno di quei cineforum scolastici che ti fai due palle così per i film, ma sei felice di saltare un paio d’ore d’aula. Il film a cui mi riferisco – che li sceglievano bene per un pubblico di 15enni, mica no, eccome – era Cabaret. Mi stregò, o meglio mi stregò la parte che percepii allora: il teatro, quell’ironia tristallegraisterica quasi circense che… vabè, chi l’ha visto, sa, e quel principio crudele, così mi sembrò, per cui lo-spettacolo-deve-continuare.
Poi, per inciso, io amo i musical. Non tutti, ma tutti quelli buoni. Quindi rimasi steso alla proiezione del film della settimana successiva: All that jazz.
Mi piace Bob Fosse? Mi piace Bob Fosse, sì. E “mi piace” ancora non rende l’idea.
Nei due film riscontrai concetti simili ma diversi. In entrambi lo show viene prima di tutto, o almeno così mi sembrò all’epoca. Nel secondo film questa prevalennza appare però dovuta alla dedizione totale al proprio lavoro del protagonista (che, per chi non lo sapesse, è Bob Fosse stesso interpretato da Roy Scheider). Quel tipo di dedizione fanatica, che occupa la mente e il fare tutto il tempo in cui s’è svegli e non solo, mi affascina, è il macroindicatore dell’artista vero, per me.
Quindi lo spettacolo deve continuare perché così dice un’antica legge di spettacolo e perché non si può vivere senza fare lo show.

La seconda di copertina del secondo canemucco
Dopo 30 anni, però, ho capito, finalmente, perché lo spettacolo DEVE continuare. L’ho compreso definitivamente, adesso, realizzando questi due albi de il Canemucco.
Perché il pubblico ha pagato.
Occhio! Non è una roba di soldi, non serviva neanche specificarlo, dai, ma di scelta, promessa e aspettativa. Ah, e fiducia, soprattutto fiducia.
Fiducia ricevuta in bianco.
Quanto detto è il mio percorso (trentennale! che io son lento di brutto) per comprendere una roba che per moltissimi sarà stata ovvia da subito: l’inarrestabilità dello show è una questione di reponsabilità.
Ne avessi mai sentita mezza di responsabilità in vita mia, uff.
No, il mio motore non è lì.
Voi noi mi potete vedere, ma tutte le mie mattine son così. Per questo la seconda di copertina l’ho dedicata a lui.
vabè. non tutte le mattine, su.
magari un paio di volte a settimana.
forse.
forse meno.
cazzo.
sipario.




6 Commenti
Segui il feed dei commentiCommento di Valentina*, 19.05.2010
l’inarrestabilità dello show è una questione di responsabilità.
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Commento di tostoini, 19.05.2010
Oddio, ma che cos’è quello schermo panoramico sedici noni dolby surround che sta punzecchiando makkox? (occhi sbarrati e invidia)
Commento di eNZO, 19.05.2010
Murco, TI do un conziglio di INzegniamento. I DITI di luce NON si fermano né di STOP né di MOVIOLA. Hanno Linee e PAUSE di colore. E’ La èarte del CERVELLO dove c’è la VOGLIA che è PIGRA. E’ vicina alla parte del sesso, HA bisognio di suadenza
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Commento di Alessandra, 19.05.2010
…e riuscire ad infilare questa responsabilità nello show (come un coniglio in un cappello!) è lavoro da prestigiatori. (PERSONE CREATRICI DI PRESTIGIO) iLLUSIONIST!
Arrivò il primo numero con gli adorabili disegnini tutti. Storia eccezionale altresì MITICA! (literally).
Quest’ è show che crea attesa e magia.
Sono una nuova fan innamorata! ^^
Commento di Alessandra, 19.05.2010
(oltre che guarderò ALL THAT JAZZ)
Commento di lidia, 5.07.2010
ecco chi mi ricordavi nel disegno della seconda di copertina, Barney Panofsky!