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Fumetti di carta

Accosta e gira: era l’altra.
di Makkox

05 apr
2010

Certe volte si inizia un lavoro, testa bassa, maniche rimboccate, pronti via! ma qualcosa non funge. La cazzo di sedia è scomoda. che è tutta ‘sta luce? ho fame, mi pare che in frigo c’era…
magari metto un po’ di musica
che AIUTA.

Una tavola della prima storia

‘Sto tipo di lavoro, immaginare e disegnare storielle, se poco poco entra in ballo il concetto di “cheAIUTA”, stai sbagliando. Hai imboccato un ramo morto del fiume, un vicolo cieco, una strada che, probabilmente dopo una cifra di curve e chilometri, finisce in uno spiazzo con una rotonda per girare e tornare indietro.
E alla rotonda ci sei arrivato con Gustavo Santaolalla in sottofondo.

Bello è che lo sai, mentre vai, come un languore malore: ‘sta strada non mi piace, boh. Però è bella liscia, bel panorama, bel sole, con questa musica poi… rilassati.
In 40anni e rotti ho imparato a distinguere l’ansia da un vero allarme del subconscio, e il subconscio cià due palle così. Quindi ho preso le tavole fatte e mi son fermato a riflettere, fianco strada, fermo, musica spenta.

La storia ce l’ho, come al solito, in testa, come il ricordo di un film ascoltato a occhi chiusi prima di addormentarsi, quindi chiaro quanto basta per prender forma definitiva durante la scrittura.
Ma la forma che stava prendendo non mi piaceva; perché stai lavorando in Tavole, m’ha detto il subconscio che, appena togli la musica e ti fermi, s’ode in testa netto e asciutto come una zia bastarda.

Ho lavorato altre volte in tavole per Blue, Animals, Mamma!, e robine varie, ma le cose migliori, quelle che mi piacciono, diciamo, le ho costruite prima in strisciona verticale lunga e poi rimontate in tavole.
NON parlo di cose uscite nel web e riciclate su carta, parlo di un protocollo produttivo, pubblicamente invisibile, che ha già come destinazione la carta e di cui, a volte, mi dimentico.

Così ho preso le tavole e le ho lasciate a fianco strada e son tornato dove avevo svoltato.
Ora il viaggio procede liscio come al solito. La mia sedia è una pieghevoletta da giardino da 8 euro, con le listelle e fa gnikgnik, non ho fame, la tele è accesa, mucca abbaia dal balcone a chiunque porti un cappello o tossisca o abbia meno di 8 anni e passi in bici di corsa gridandole MUCCAMUCCAMUCCACIAOMUCCA!
ma non sento nulla.

Non m’accorgo nemmeno di guidare.

LEGGI: la nota originariamente su Facebook

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